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ScillaOnline.itdi Serge Collet
fonte: The architect of the sea. in Insula. International journal of Island Affairs, April 1999, year 8 n° 1, pp.29-36.
Dalla riva il mare appare come superficie uguale, senza divisioni o confini. Ma quando una risorsa mobile e selvaggia viene a galla durante la stagione dell'accoppiamento, allora gli uomini si organizzano per la sua cattura. L'apparizione visibile del pesce ha luogo su una superficie circoscritta, poche miglia nello stretto di Messina tra le coste rocciose della Calabria e le spiagge sabbiose della Sicilia. Ogni stagione, geografiche peculiarità del comportamento del pesce spada hanno condizionato sin dall'età del bronzo le operazioni della pesca, insieme all'organizzazione del territorio della caccia all'interno dell'operazione collettiva tra tutti i proprietari dell'avventura predatoria. Così come tra le vedette sui promontori e i pescatori sulle barche. "Su le pale!" grida la vedetta dell'uomo di palmi sul versante nord dello stretto, con voce possente, scandendo bene le sillabe e sventolando febbrilmente una bandiera bianca per segnalare la direzione presa dal pesce. (alcuni dei segnali sono ancora pronunciati nel fraseggio greco)
L'acutezza della sua vista esplora dalle coste la superficie acquea, ritagliandone porzioni, fette di mare quasi, assegnate temporaneamente ad una imbarcazione. Questo è il compito della vedetta. Un'operazione complessa svolta senza l'ausilio di occhiali da sole e perciò resa più dura da ore di appostamento sotto un sole spietato. Una vedetta scillese è considerata già vecchia quando la sua capacità visiva diminuisce. Queste organizzazioni territoriali dello spazio della pesca non sono uniche. Altre culture di pesca, come un'altra nel Pacifico del nord ovest hanno adottato simili parametri, e sempre in relazione alla pesca di una razza di pesce specifica e abbondante in un periodo preciso dell'anno. Fattori determinanti sembrano essere la coesione sociale e la collaborazione messi davanti al mero profitto economico.
Forse c'è relazione tra il sangue sparso a causa
dell'uccisione del pesce spada e il mito del mostro Scilla che uccideva uomini e pesci colorando di rosso le acque dello stretto. Se la pesca del pesce spada nello stretto di Messina viene definita "fare sangue" e non pescare o cacciare, nel mito era il mostro a "fare sangue". Forse altre prede, le navi dei pirati, venivano segnalate dalle vedette. Lo stesso schema di avvistamento e caccia era usato per la pirateria delle navi. Queste operazioni di origine aggressiva per l'appropriazione di beni sono all'origine della pesca del pesce che perciò è una forma più regolamentata e pacifica di coesione sociale, con giuste restrizioni e il rispetto delle risorse del mare. Il concetto di "spazio visivo" ovvero, fin dove arriva l'occhio, che lo stesso principe Ruffo, nel 1760, adottava quale parametro per stabilire l'estensione del suo dominio, è arrivato fino ai nostri giorni. Per esempio, il pescivendolo che avvistava per primo il ritorno della barca si aggiudicava il meglio della pesca.
Le imbarcazioni progenitrici della Passerella sembra siano state costruite sulle coste siciliane nel 1543. Era la feluca che serviva per la perlustrazione, con un rostro di 25 metri, che lavorava in simbiosi col luntre, un'altra barca che serviva per la pesca. Le due barche erano posizionate secondo regole precise e, se eccedevano in numero, non sempre nello stesso punto ma a rotazione. La posizione era determinata da un sorteggio. Il tutto non era sempre così democratico ma si basava sul dominio di alcuni che, rispetto ad altri, potevano permettersi un equipaggiamento migliore. Col tempo il numero delle barche cresceva e nel sorteggio si lasciavano fuori delle barche che sarebbero rientrate in seguito per rotazione. Calabresi e Siciliani si alternavano anche a seconda della direzione della migrazione del pesce spada, e avevano accettato di scambiarsi i pescatori nello stesso numero.
Tutta questa architettura spiega la durata e la conservazione delle risorse marine. L'antica relazione tra l'uomo e il mare si è perpetuata nella realizzazione di una tecnica di pesca selezionata, in perfetta armonia con la natura e con la conservazione dell'ambiente nonostante la crescita demografica locale, la pressione e la corsa all'accaparramento. Il rispetto, dunque, come la rimessa in mare delle uova o dei pesci più piccoli, l'etica del mare. Questo stesso rispetto ha portato nel 1980 alla pesca di 180 tonnellate di pesce spada catturato da 30 passerelle. Purtroppo nel Mediterraneo la pesca scriteriata da parte di navi provenienti anche dal Giappone, dotate di reti da pesca non idonee alla selezione, hanno indebolito di molto lo stock di pesce spada nel mediterraneo e così danneggiando anche la pesca locale.
Durante questi periodi di penuria i pescatori sono sopravvissuti grazie al lavoro sui traghetti. Il prezzo del pesce spada è rimasto alto grazie alla sensibilità dei consumatori per rispetto di un prodotto che catturato per mezzo di una fiocina mantiene la qualità e la genuinità della sua carne. La parte più apprezzata ed anche la più costosa, "u ciuffu", quasi non arriva sul mercato perché viene donata in segno di gratitudine. Le leggi dl 1998 hanno proibito la pesca con la rete a partire dal 2002 e ciò fa prevedere delle crisi serie per i pescatori.