Il tempo dei Ruffo
La signoria dei Ruffo - I Ruffo appartenevano ad un casato molto potente, tra i più antichi d'Europa, con ramificazioni in Francia, Inghilterra e nel Meridione d'Italia, fra Sicilia e Calabria. Dal loro seno, in una storia che affonda le sue radici in età normanna (ma per alcuni risalirebbero all'antica Roma), uscirono vicari, viceré, marescialli, ammiragli, giudici, cardinali e consiglieri regi. Il ramo dei conti di Sinopoli/Scilla, affermatesi sotto l'imperatore Feclerico II (XIII sec.), è l'unico che si fregi dell'appellativo di Ruffo di Calabria. Nei primi tempi Paolo Ruffo mantenne ottimi rapporti con l'Università scillese. Si dedicò, usando i fondi della camera regia, alla ristrutturazione del castello, compresa l'ala che ospitava il vecchio monastero basiliano, e appose all'entrata il proprio stemma dopo aver fatto togliere quello dei De Nava. Poi, però, si comporto in modo anche più duro dei precedenti feudatari, introducendo sempre nuovi balzelli ed esasperando gli abitanti con l'interferire nelle loro attività produttive. I Ruffo, infatti, non si limitavano ad interessi rurali, ma si dedicavano anche ad attività commerciali e finanziarie: proprio que¬sto aspetto determinò lo scontro con l'Università scillese. Questa provò a protestare presso il viceré e la stessa corte di Spagna, ma vista l'inefficacia di tale azione, perché l'influenza dei Ruffo era grande, intraprese le vie giudiziarie (1557).
La causa fu lunga e durò fino alla morte del nuovo feudatario, Fabrizio Ruffo principe di Scilla (titolo ottenuto nel 1578 e trasmesso ai discendenti). A sorpresa, nel testamento il principe riconosceva tutte le colpe per i danni causati all'Università e obbligava gli eredi a sanare la situazione. Manifestava, infine, la volontà di istituire un nuovo ordine religioso, dei padri Osservanti, con una dotazione di 250 ducati annui. Indirizzare risorse finanziarie per opere pie fa parte dello stile di vita dell'aristocrazia e i Ruffo si segnalarono per la loro generosità; ma il riconoscimento dei torti nei confronti dell'Università lo si deve anche all'influenza esercitata dal padre confessore, il gesuita Antonio d'Amore, che fu in quotidiano contatto con il principe nel suo ultimo mese di vita. Egli si premurò a suo tempo di esibire un codicillo, che fu allegato al testamento, contenente le disposizioni che il principe, "per disgravio di coscienza", aveva impartito. Con la figlia Maria, sposa del suo primo cugino, Vincenzo Ruffo, principe di Palazzolo e marchese di Licodia, si estingue il ramo diretto dei Ruffo di Scilla. Costei passò la vita a confutare le pretese economiche dell'Università e quelle avanzate da sua sorella Margherita, cui spettavano i due terzi dei beni burgensatici (cioè del patrimonio privato), e che non era d'accordo sulla determinazione della parte debitoria a lei attribuita all'atto della successione. Ad imitazione del padre, infine, espresse nel testamento la volontà di istituire a Scilla un nuovo ordine religioso, i padri Crociferi, con una dotazione annua di 960 ducati, ridotti presto a 180 per le sopravvenute ristrettezze finanziarie, obbligando l'erede per la sua realizzazione. Nei primi anni del XVII sec. a capo del feudo troviamo Giovanna Ruffo, figlia della defunta, la quale si segnalò per le numerose opere pie e per l'istituzione di un nuovo ordine religioso, i padri Cappuccini, perché si occupassero dell'educazione della gioventù: siamo entrati nell'età della Controriforma, che brilla per assenza dell'autorità civile di fronte al generale impoverimento della popolazione e per la ricchezza di iniziative della Chiesa, che in vario modo provvede alle più urgenti necessità sociali ed incoraggia l'opera di pietà. L'entusiasmo di benefattrice della principessa mise a dura prova le sostanze della casa e quando morì, nel 1650, suo figlio Francesco Maria si trovò a gestire una situazione finanziaria così in rosso che i creditori intentarono causa e i beni feudali vennero sequestrati dal Sacro Regio Consiglio. Tutti i beni feudali vennero dati in affitto, in attesa della definizione della causa. Non accadde nulla di notevole sotto il governo di questo principe, se si eccettua l'acquisto di una foresta appartenente alla corte, adibita fino a tempo prima all'allevamento di cavalli di razza appartenenti alla corte medesima e ormai in disuso. Nel 1704, morto Francesco M. Ruffo senza eredi, il feudo passò a suo nipote Guglielmo, che visse fino al 1748. Durante questi Maria Antonietta Ciccone...vezzosa e regale ad un tempo, emana da sè una potente malia, una specie di gradevole sortilegio, che s'insinua poco a poco nell'intimo dello spettatore e lo induce a sognare ... Clara De Franco
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